Nuoto, fa davvero bene alla schiena?

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La relazione esistente tra l’attività sportiva e le patologie vertebrali, incluse le deformità vertebrali e il mal di schiena, è stata ampiamente studiata. Nelle Linee Guida del 2012 della International Society on Scoliosis Orthopedic and Rehabilitation Treatment si sottolinea il beneficio derivato dalla pratica sportiva, ma si evidenzia anche il concetto che la pratica sportiva non può essere considerata una forma di trattamento.
Ciononostante per molti anni il nuoto è stato considerato da diversi specialisti uno sport completo ed un trattamento specifico per le deformità vertebrali, pur in assenza di studi specifici che potessero supportare la sua presunta efficacia nel trattamento della scoliosi.
Gli autori di questo studio hanno effettuato uno studio trasversale reclutando i soggetti presso società sportive di nuoto (gruppo Nuotatori Adolescenti Agonistici = gruppo NAG) e scuole pubbliche (gruppo controllo) nelle province di Milano e Varese. In entrambi i gruppi i soggetti sono stati valutati dal medesimo ricercatore misurando l’angolo di rotazione del tronco (Angle of Trunk Rotation = ATR) tramite l’utilizzo di uno scoliometro di Bunnell a livello toracico, toracolombare e lombare; è stata inoltre misurata la distanza tra C7 ed L3 rispetto al filo a piombo per quantificare i livelli di lordosi e cifosi. Ad entrambi i gruppi di soggetti è inoltre stato somministrato un questionario per valutare la prevalenza di lombalgia.
In totale sono stati valutati 329 soggetti adolescenti, dei quali 112 appartenevano al gruppo NAG e 217 al gruppo di controllo. I soggetti del gruppo NAG si allenavano almeno 4 volte alla settimana con una media di 2-2,5 ore per sessione allenamento.
Non si sono riscontrate differenze tra l’ATR medio misurato nei soggetti di sesso maschile tra i due gruppi, mentre il nuoto è stato associato a un aumento del rischio di sviluppare asimmetrie a livello del tronco nei soggetti di gruppo femminile (odds ratio 2,5). Per quant riguarda le alterazioni riscontrate a livello del piano sagittale, il nuoto si è rivelato un fattore di rischio per la comparsa di ipercifosi (odds ratio 2,26) e iperlordosi (odds ratio 2,24) in entrambi i sessi. Il nuoto si è rivelato anche un fattore di rischio per la lombalgia, ma solo negli individui di sesso femminile (odds ratio 2,1).
In conclusione, la pratica del nuoto a livelli agonistici aumenta il rischio di presentare asimmetrie a livello del tronco e ipercifosi. Sebbene il nuoto sia stato considerato per anni uno sport completo e una opzione di trattamento per la scoliosi i risultati emersi da questo studio contraddicono tale ipotesi. Inoltre la pratica del nuoto a livelli agonistici si associa a una maggiore prevalenza di lombalgia nei soggetti di sesso femminile.

 


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